Behind Soul Train

RIA Music

Behind

SOUL TRAIN

L’idea di comporre una serie di canzoni racchiuse in una raccolta o più semplicemente, nell’album Soul Train, non era previsto.

Non faceva parte del piano iniziale di RIA, non era una strategia di marketing, non era un’estensione studiata a tavolino. È nato durante una fase di attesa, in un momento di stallo in cui alcune risposte fondamentali per la linea RIA tardavano ad arrivare. In quella piccola pausa, mi sono imbattuto in uno strumento che non avevo programmato di usare, l’ho provato senza aspettative e da una prima canzone scritta quasi per istinto è emerso qualcosa di più profondo.

La prima canzone, Soul Train (No Time To Die), è stato il punto di partenza. Il testo è uscito con naturalezza, come se fosse già scritto dentro di me senza nessun sforzo creativo dei contenuti. Da lì la domanda non è stata “posso farne un’altra?” piuttosto “ha senso fermarmi alla prima?”. La risposta è stata no; se c’è una storia da raccontare, può essere raccontata fino in fondo.

RIA parla di verità, autenticità, valori etici e morali. Per questo, la scelta di utilizzare l’intelligenza artificiale non è una contraddizione ma una dichiarazione di trasparenza. I testi musicali ed i vari contenuti di RIA, sono miei, scritti da me, nati da esperienze vissute e da riflessioni personali. L’AI è stata uno strumento, non un sostituto. Mi ha permesso di tradurre una visione sonora precisa in qualcosa di ascoltabile: un rock sporco, intenso, con sfumature hard e grunge, ballad, una voce graffiata capace di trasmettere tensione, fragilità e sfogo con la dovuta profondità. È come se avessi delegato l’anima e usato la tecnologia per darle forma.

Soul Train non nasce certamente con l’intento di competere con band reali, semplicemente è un’estensione naturale di un percorso creativo. RIA non è solo oggetto, non è solo estetica, è racconto, esperienza, attraversamento. L’album rappresenta un altro linguaggio con cui esprimere lo stesso concetto: l’evoluzione dell’anima.

È un tassello di una visione più ampia che al momento non può essere raccontata nella sua interezza. Alcuni collegamenti diventeranno chiari solo più avanti, quando le diverse parti del progetto troveranno il loro incastro naturale. Non si tratta di creare attesa o mistero strategico ma di rispettare i tempi necessari in modo tale da poter maturare con coerenza.

Ogni brano è un frammento di un viaggio interiore. Alcune canzoni si richiamano tra loro, utilizzano frasi simili, immagini ricorrenti, perché l’idea non era scrivere pezzi isolati ma costruire un percorso coerente. La parola “soul” attraversa l’intero album come filo conduttore. Si parla di dolore, manipolazione, speranza, difficoltà, sincerità, spiritualità fino alla consapevolezza. Non come etichette ma come fasi di un processo.

Alcuni testi sono diretti, a tratti spigolosi ma anche questo è coerente con RIA; l’autenticità non è selettiva, non mostra solo ciò che è armonioso. Le emozioni, quando sono reali, possono essere crude, scomode, intense. Non sono provocazioni gratuite, sono reazioni, sono momenti vissuti. Con il tempo diventano comprensione ed equilibrio ma non per compiacere l’esterno, bensì per semplificare la propria vita imparando a non forzare ciò che non è destinato a restare.

RIA non vuole essere perfetto, vuole essere vero. Non si propone come guida spirituale né come modello da seguire. È un invito a osservare la propria esperienza da una prospettiva più consapevole, nel trasformare l’errore in insegnamento, il conflitto in crescita, il dubbio in lucidità. Non si tratta di ribellarsi alla società ma di non lasciarsi definire esclusivamente dai suoi schemi quando questi soffocano valori personali e responsabilità interiore. La libertà non è fare ciò che si vuole, è scegliere con coscienza fino al limite in cui i valori universali lo consentono.

Soul Train racchiude tutto questo secondo la mia visione, che non pretende di essere universale ma è l’unica in cui posso riconoscermi senza maschere. Se anche una sola frase, una sola strofa, una sola vibrazione dovesse risuonare in chi ascolta come qualcosa di familiare, allora l’obiettivo sarà raggiunto. Non si può pretendere di essere compresi da tutti ma vibrare sulla stessa frequenza anche con pochi, è ciò che dà senso alla creazione.

Alessandro Monti